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Piccoli ospedali? No, meglio accorpamenti e chiusure. Il presidente della commissione Sanità, Pino Romano, cambia idea dopo che al «Fazzi» i medici gli hanno salvato la vita. Un’esperienza terribile e indimenticabile quella vissuta alla fine di aprile dal presidente della commissione sanità alla regione Puglia, Giuseppe Romano. Un’esperienza che ha avuto degli importanti risvolti «politici».

Il consigliere ha voluto raccontare all’intera Puglia la sua vicenda, superando anche «remore di riservatezza personale», come ha ammesso lui stesso e ricredendosi pubblicamente su alcuni suoi pregiudizi che in passato lo hanno portato a difendere strenuamente i piccoli ospedali che nel piano di riordino erano destinati a una drastica contrazione o alla chiusura.

«Ero convinto – ha raccontato ieri in una conferenza stampa al padiglione Oncologico del Fazzi – che nelle piccole strutture sanitarie era possibile trovare ancora l’umanità delle cure e la pacca sulla spalla dell’infermiere. Ed ero anche convinto – ha confessato – che nelle strutture più grandi, come il Fazzi, il lavoro dei dipendenti è scandito da una sorta di “mansionario”: questo è compito mio e quest’altro non mi compete. Invece al Fazzi ho trovato un clima di umanità e tanta professionalità. Quindi bisogna ripensare l’organizzazione delle strutture tenendo conto che occorre puntare all’eccellenza e alle casistiche operatorie. Sono queste – ha detto – che ti salvano la vita».

Perché la conferenza stampa di ieri? Cosa è accaduto al presidente della commissione sanità e quale messaggio ha voluto lanciare?

Pino Romano, 65 anni, di San Pietro Vernotico, consigliere regionale Pd dal 2005, il 25 aprile scorso ha accusato una febbre molto alta, per cui è stato ricoverato al “Perrino” di Brindisi. Le indagini diagnostiche, condotte da medici eccellenti – ha ammesso Romano - hanno riscontrato una endocardite e una pericardite. Patologie cardiache che, se non si interveniva con urgenza, avrebbero procurato grossi rischi per la vita del paziente. Da Brindisi il paziente è stato quindi trasferito alla Cardiochirurgia del “Vito Fazzi”, un reparto di eccellenza.

«Giorni convulsi, di consigli, suggerimenti, telefonate e ricerche su internet di familiari parenti e amici – ha raccontato Pino Romano – Chi diceva andiamo a Huston, a Milano, a Roma, tranne la Puglia. Io invece ho fatto una scelta importante e sono rimasto qui. Non era scontata la scelta della sanità pubblica rispetto al privato accreditato. Devo ringraziare il dr. Narracci che mi disse: “la casistica operatoria della persona dove stai andando (il dr. Giovanni Casali da un paio di anni primario alla Cardiochirurgia del Fazzi – ndr.) è importantissima. Fidati... e mi sono fidato. E sto qua a raccontare quello che mi è successo».

Il consigliere Romano ha esaltato il lavoro del personale del Fazzi. «Ho trovato personale tecnico e infermieristico che faceva le veci dell’OSS che mancava, con una dedizione verso il malato encomiabile, di altri tempi. E dato che il sistema in questi anni è stato sotto la mannaia del blocco del turn over (in Puglia manca il 10% del personale), è ammirevole l’attenzione che ho visto verso il paziente».

Pino Romano, su sollecitazione di un medico presente, ha ribadito che «la politica deve rimanere fuori dalle scelte dei primari e dai concorsi. Io stesso ho proposto che la scelta avvenga fra una terna di candidati». E’ intervenuto il direttore generale della Asl di Lecce, Ottavio Narracci, per confermare la libertà di azione delle commissioni di valutazione.

Il presidente Romano ha voluto infine «promuovere» il “Vito Fazzi” a ospedale di riferimento delle tre province salentine, Lecce, Brindisi e Taranto. «Il Fazzi – ha detto – è un gradino più in alto e può essere il terzo ospedale della Puglia. Deve però cogliere l’ opportunità data dal nuovo Dea. Se si riesce in questa costruzione del futuro – ha detto – io mi impegno a sostenere il Fazzi a livello istituzionale ma anche nelle altre vesti».

Il direttore Narracci ha ringraziato Pino Romano perché, ha detto, «... alla luce della tua esperienza di vita che ha coinvolto la tua famiglia, hai fatto un gesto che ha un grande significato politico».

E con riferimento all’impegno del presidente Romano di voler sostenere il Fazzi e il nuovo Dea, Narracci ha confermato che «l’ospedale leccese vive oggi un’opportunità storica.

«Il completamento del Dea metterà questo ospedale in condizione di essere una sorta di Policlinico. Oggi – ha proseguito - al famoso 3° piano abbiamo il “Centro Cuore”, che vogliamo che sia l’Hub del Salento, dove c’è Cardiologia, Cardiochirurgia, Emodinamica. Ci sarà la Chirurgia vascolare che attiveremo al più presto e la Chirurgia maxillo facciale e la Sala ibrida con interventistica di tipo chirurgico».

Narracci ha anticipato che intende attirare a Lecce i migliori professionisti da tutta italia. «Vogliamo che questo ospedale sia contendibile dalla crema dei clinici. Ma – ha ricordato - abbiamo anche i nostri problemi, i pesi e le difficolta. Siamo qui per elevare la qualità».

Da parte sua il primario di Cardiochirurgia, Giovanni Casali , che ha operato l’illustre paziente, ha esaltato le doti di umanità del presidente Romano. «Non mi ha fatto pesare minimamente la sua posizione – ha fatto sapere - E questo ha creato un’empatia fatta di stima e di rispetto. Tutti i miei collaboratori hanno percepito il senso di tranquillità attorno al suo letto. A volte, l’eccesso di pressione può essere anche controproducente. Abbiamo lavorato molto per ottenere un riallineamento che spero che sfiori l’ eccellenza. Sono fiducioso. Sicuramente il prossimo report di Agenas rifletterà questo. Risultati quantitativi (adesso viaggiamo a un volume di attività circa doppio di quello che ho trovato), ma anche qualitativi».

Tirando le conclusioni il direttore Narracci ha accennato ai numerosi concorsi che si stanno espletando (a cura del direttore sanitario Asl, dr. Antonio Sanguedolce presente alla conferenza) per ridurre le difficoltà dei reparti ancora senza primario. E sulla mai tramontata idea di istituire a Lecce una sezione della facoltà di Medicina dell’università di Bari, Narracci ha fatto sapere che «è in corso un’altra opportunità fra Unisalento e Università di Bari, in particolare la Scuola di medicina, per portare qui nel Salento un pezzo dell’insegnamento. Nei prossimi giorni – ha confermato senza poter aggiungere altro - avremo a Lecce degli incontri finalizzati a questo obiettivo».

Una dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, che questi percorsi virtuosi sono resi possibili da uomini e istituzioni che li promuovono. E sul campo c’è chi sta dimostrando di essere all’altezza di poter governare questi processi.


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