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Dal numero di luglio - agosto 2018 di “Anxa” si riporta l’articolo sul Sinodo dei giovani
Il documento di lavoro: Instrumentum Laboris, (I L) della XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, in programma dal 3 al 28 ottobre 2018 sul tema : “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, approvato all’unanimità, è stato pubblicato ufficialmente nella seduta generale della commissione centrale del 7 e 8 maggio.

Esso riflette le proposte venute dalle periferie, in particolare quelle fornite dal questionario inviato alle Conferenze episcopali nazionali e dal questionario on line, che ha raccolto le risposte di oltre centomila giovani. Il Cardinale Baldisseri, Segretario generale del Sinodo, nella presentazione, ha ripercorso le tappe del lavoro compiuto dagli esperti per arrivare alla elaborazione del documento preparatorio ed ha sottolineato la valida e vivace partecipazione dei giovani che hanno risposto al questionario, ma che hanno anche partecipato numerosi alle varie iniziative comunitarie. Il Papa, presente in quella seduta, ha ringraziato i membri del consiglio per il lavoro svolto ed ha dimostrato con la sua presenza l’importanza che Egli attribuisce alla prossima assemblea sinodale.
Il tema dei giovani rappresenta un punto essenziale del mondo globalizzato e interessa non solo la Chiesa, ma tutta la società, attraversata da una crisi profonda che coinvolge istituzioni, cultura, politica e ogni forma di convivenza umana. Francesco guarda con preoccupazione al futuro dei giovani perché molti di essi non coltivano una speranza solida ed efficace che orienti il loro cammino, ma affidano la propria vita, dice il Cardinale Baldisseri “ad un improbabile colpo di fortuna”. Il Sinodo invece, secondo il Cardinale, deve “essere un un’occasione di vita e di speranza per i giovani, per la Chiesa e per il mondo”; deve dare una mano ai giovani ad abbandonare una vita inconcludente, senza senso e senza ideali aiutandoli a comprenderne il suo autentico ed immenso valore e a scoprire e vivere la sorprendente relazione con il Dio dell’Amore. Questa azione missionaria nei confronti dei giovani è urgente, non solo perché essi costituiscono un quarto dell’umanità (un miliardo e ottocentomilioni di persone di età compresa tra i 16 e i 29 anni, cfr. I L, n. 6), ma principalmente perché, come è scritto all’inizio del documento la Chiesa è tenuta a “prendersi cura dei giovani” perché ciò “non è un compito facoltativo, ma parte sostanziale della sua vocazione e della sua missione nella storia” e inoltre “è invitata ad accompagnare tutti i giovani, nessuno escluso, verso la gioia dell’amore”. I giovani, a loro volta, “possono, con la loro presenza e la loro parola, aiutare la Chiesa a ringiovanire il proprio volto (n. 1). Il documento offre le giuste chiavi di lettura della realtà giovanile senza indulgere ad inutili sentimentalismi e senza lasciarsi fuorviare dai soliti luoghi comuni.

Contenuto e struttura del documento
Composto da 214 paragrafi, contiene aspettative e tensioni da cui emergono speranze ed illusioni ed affronta molti temi, ma ha come filo conduttore la vocazione intesa come scelta di vita e il ripensamento della pastorale giovanile. In alcuni passaggi emergono situazioni di difficoltà, di fragilità e di marginalità che travagliano i giovani e che la Chiesa dovrebbe attentamente considerare.
E’ diviso in tre capitoli.

Il primo: “Riconoscere: la Chiesa in ascolto della realtà”.
Nonostante la globalizzazione crei molta omologazione, rimangono tra i giovani tante diversità sociali, economiche, culturali e religiose. Tutti però “sono grandi cercatori di senso e, tutto ciò che si mette in sintonia con la loro ricerca di dare valore alla propria vita, suscita la loro attenzione e motiva il loro impegno” (Ivi, n. 7). La giovinezza infatti è la stagione delle scelte di fondo della vita, che danno identità e configurano tutta l’esistenza, ma che spesso vengono compiute in un contesto di precarietà che rischia di mortificare slanci e spegnere progettualità. Premessa indispensabile per una solida pastorale è avere quindi una visione ampia e dettagliata della realtà giovanile dei cinque continenti e dei diversi linguaggi che caratterizzano le nuove generazioni.
Tra i temi affrontati spiccano: il ruolo della famiglia con la sua funzione educativa e il difficile rapporto tra le generazioni che rendono faticoso ai giovani maturare scelte in ambito religioso. “Una parte del disinteresse e dell’apatia dei giovani in tema di fede [...] è imputabile alla difficoltà delle grandi istituzioni religiose nel sintonizzarsi con la coscienza moderna” (Ivi, n. 25). Tra genitori e figli non sempre i rapporti sono positivi. Se “non vi è un vero e proprio conflitto generazionale” vi è “una reciproca estraneità” (Ivi,. n.14). Nel loro percorso i giovani spesso non trovano accanto a sé adulti disposti ad accompagnarli nella loro ricerca, capaci di aprire loro prospettive nuove e progetti di vita. Così “il rapporto tra giovani ed adulti rischia di rimanere soltanto affettivo, senza toccare la dimensione educativa-culturale” (Ivi). Un’attenzione particolare il documento riserva ai “giovani più poveri e abbandonati che sono continuamente rifiutati” (Cfr, Ivi, nn. 41-42).) e che sono, secondo l’espressione cara a Papa Francesco, oggetto della cultura dello scarto. Di fronte a questa vasta e complessa situazione la Chiesa deve porsi in un atteggiamento di ascolto per poter avviare un processo di rinnovamento dei programmi pastorali sia centrali che locali.

Il secondo: “Interpretare: fede e discernimento vocazionale” .
L’espressione ha un tono marcatamente teologico e biblico perché le parole chiave del Sinodo: giovinezza , vocazione, discernimento, accompagnamento devono essere approfondite alla luce della Parola di Dio e della Tradizione ecclesiale. I testi biblici, nota il Cardinale Baldisseri, presentano la giovinezza come “ il tempo dell’amore e della gioia, della fortezza, della conquista e del rischio, dell’incertezza e della paura , della caduta e della conversione, della disponibilità all’ascolto e della maturazione”. Il nucleo centrale della giovinezza è costituito dal discernimento vocazionale che aiuta i giovani a leggere gli eventi della loro vita alla luce della Parola di Dio. I giovani purtroppo hanno una visione riduttiva del termine vocazione perché ritengono che si esaurisca nella scelta della vita consacrata o del ministero ordinato, mentre invece esso va inteso in senso più ampio. Infatti ogni giovane ha una sua vocazione che si attua in vari ambiti: la famiglia, lo studio, la professione, la politica e che, una volta accettata, determina lo sviluppo di tutte le dimensioni della persona. La scelta della famiglia è senz’altro la più comune. Oggi poi va facendosi strada una nuova richiesta: rimanere single, escludendo sia il matrimonio che la vita consacrata.
Il testo chiarisce il senso e il contenuto del discernimento facendo leva su tre verbi: riconoscere , interpretare, scegliere. che ne scandiscono le tappe. Il verbo riconoscere riporta all’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus che riconoscono il loro Maestro nello spezzare del pane, ossia nel rito dell’Eucaristia quando, scrive l’evangelista Luca (24, 31), “si aprirono i loro occhi e lo riconobbero”. In questo contesto il verbo riconoscere non indica un semplice vedere o ascoltare ma coinvolge tutta la persona, trasforma l’uomo in discepolo di Gesù e lo rende partecipe dello sguardo di Dio che attraverso la realtà parla a noi.
Per il discernimento è decisivo il confronto con la propria coscienza. Gli educatori devono aiutare i giovani, attraverso la lettura dei segni dei tempi, a interpretare e comprendere la realtà, che viene prima dell’idea ed è più importante di essa (Cfr. Evangelii Gaudium, nn .231-233. In seguito E G). Perciò è necessario innanzitutto che la Chiesa prenda atto delle condizioni reali in cui vivono i giovani, alle quali condizioni la sua azione pastorale deve rapportarsi.. Tra idea e realtà “esiste una tensione bipolare. La realtà semplicemente è, l’idea si elabora” (Ivi, n. 231). L’insistenza di Papa Francesco “sull’efficacia della realtà, per non perdersi nei possibili travisamenti dell’idea è estremamente attuale e fortemente presente nel dibattito filosofico contemporaneo” (G. PICCOLO S.J., La realtà è superiore all’idea, in “La Civiltà Cattolica” nn. 4011- 4012, agosto-settembre 2018, p. 298) Tra realtà ed idea “si deve instaurare un dialogo costante” (E G, n. 231). L’idea separata dalla realtà rischia di fare ragionamenti persuasivi ma disincarnati. La elaborazione concettuale “deve cogliere, comprendere” (Ivi, n.232) ed orientare la realtà. L’idea “che illumina la vita della Chiesa è sempre una parola incarnata: Gesù Cristo che ha preso un corpo. Questo Gesù è il criterio del nostro agire”(G. PICCOLO cit, p. 300). Egli illumina, fa chiarezza, fornisce una visione autentica di sé e del mondo ed aiuta il giovane a realizzarsi pienamente seguendo il proprio percorso di vita e sforzandosi di individuare “a quali passi concreti chiama lo Spirito e in che direzione muoversi per rispondere alla sua chiamata” (I l., n. 3). Solo la fede, vissuta personalmente, testimonia la presenza di Cristo nella propria vita e coinvolge gli altri. Il discernimento è strumento di lotta che rende i giovani capaci di riconoscere i tempi di Dio e non sprecare il suo invito a crescere. Per scegliere occorre prendere decisioni coraggiose e lungimiranti senza attardarsi in infinite analisi e interpretazioni. Giustamente i giovani in questo cammino richiedono l’aiuto di persone competenti.

Il terzo: “Scegliere: cammini di conversione pastorale e missionaria”.
E’ il tratto più provocatorio ed impegnativo del processo di discernimento perché richiede, da parte dei giovani, il cambio di mentalità e la conversione del cuore e da parte della comunità ecclesiale un rinnovamento vero della pastorale tradizionale.
I quattro capitoli che compongono il paragrafo sono fortemente innovativi. Si parla di una Chiesa “generatrice!” nei confronti dei giovani. Segue un’analisi delle esperienze quotidiane con le quali i giovani si confrontano a scuola, al lavoro, dalla vita sociale allo sport. Gli ultimi due capitoli fanno una verifica degli strumenti e delle tecniche pastorali più tradizionali che vanno approfonditi e adattati alle nuove esigenze del mondo giovanile come, ad esempio, il coinvolgimento delle famiglie nella pastorale giovanile, la qualità della iniziazione cristiana, la valorizzazione della parola di Dio e della liturgia, il volontariato visto nell’ottica del discernimento vocazionale.
Il rapporto giovani-mondo digitale viene trattato con profondo realismo, fuori da ogni preconcetto che caratterizza il dibattito odierno. Alla fine vengono toccati temi considerati divisivi e delicati come la migrazione e la sessualità.
Il documento si conclude con un invito rivolto a tutti i giovani, che sono “più recettivi di fronte ad una narrativa di vita che ad un astratto sermone teologico” (I L, n. 214), a percorrere la via della santità che, nota il Cardinale Baldisseri, “è la vocazione unica ed unificante per tutta l’umanità, perché nessuno è potenzialmente escluso da questa meta dell’esistenza”.

Le richieste dei giovani
Le richieste dei giovani nei confronti della Chiesa e della famiglia sono numerose. I giovani hanno una grande voglia di far sentire la loro voce e di diventare protagonisti in una Chiesa che ringiovanisce il suo volto, come voleva Giovanni XXIII. Anche la Chiesa da parte sua ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere ed accogliere la chiamata a vivere pienamente la propria vocazione. Ma nello stesso tempo chiede ai giovani un aiuto per trovare la via più appropriata per annunciare loro il Vangelo della gioia e dell’amore.. Senza il loro apporto la comunità ecclesiale, specialmente quella locale (la parrocchia), non riuscirà a promuovere un rinnovamento della pastorale e a mettere da parte i soliti vecchi schemi. L’ accompagnamento non è un optional rispetto al compito di educare ed evangelizzare, ma un dovere ecclesiale e un diritto di ogni giovane. Un buon accompagnatore, dicono i giovani, “non deve porsi come giudice severo o cercare di imporre modelli precostituiti, ma essere testimone di fiducia e speranza a partire dall’esperienza di aver fatto i conti con la propria fragilità [...] e deve permettere a chi è accompagnato d’accedere a quella originalità che il Creatore gli ha donato, anziché replicare passivamente un modello” (G. COSTA S.J. I giovani chiedono cambiamento, in “Il Regno”, n. 14/2018, Attualità, p. 394). Nel processo di sviluppo integrale della persona è anche importante il ruolo della famiglia, pur necessitando una accurata riflessione sulla figura paterna, la cui assenza o evanescenza produce ambiguità e vuoti.
Cosa cercano, dunque, i giovani di oggi soprattutto nella Chiesa? In primo luogo desiderano una comunità ecclesiale con pastori e credenti che siano, con la loro vita esemplare, testimoni di Cristo morto e risorto e amorevolmente impegnati a guidarli all’incontro con Gesù attraverso un percorso di fede. Non devono proporre loro una semplice dottrina , ma una realtà viva, portatrice di una vita nuova. Si tratta “di iniziare dei processi, non di fare conquiste –scrive Enzo Bianchi - nè di far ritornare i giovani alla Chiesa” (Verso il Sinodo. I giovani sono i protagonisti, in “Donne Chiesa Mondo”, luglio 2018, p. 4). La sua esperienza infatti lo convince che “quando i giovani approdano a conoscere la vita di Gesù ne restano affascinati e toccati” (Ivi, p. 5). Più volte Papa Francesco ha ribadito che “la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione”. E se si volesse “cercare una testimonianza di vita che confermi questa convinzione - nota Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Sarno,- tra le più adatte, ci sarebbe certo quella del Vescovo Don Tonino Bello” (Quando la vocazione religiosa si sposa con l’amore per la vita, in “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 30 luglio 2018), nostro conterraneo morto a 58 anni nel 1993. I giovani oggi vogliono una Chiesa che non dispensi condanne, ma amore e misericordia, sappia comprendere, sia vicina agli ultimi, non ecceda nell’oratoria e nei sermoni, ma sia accogliente, dialogante ed interattiva. In una parola, una Chiesa, come auspica la Costituzione conciliare Lumen gentium, segno e sacramento di salvezza nel mondo.
Il Sinodo perciò non deve essere un punto di arrivo, ma piuttosto l’inizio di un processo di apertura continua e sistematica alle novità di cui sono portatori i giovani, un segno di speranza per il mondo intero e un camminare tutti insieme sulla stessa strada verso l’unica fonte di cui abbiamo veramente bisogno: Cristo Gesù!

Conclusione
Molte diocesi in Italia, nei mesi scorsi, hanno organizzato sinodi diocesani o incontri di approfondimento sul tema della prossima assemblea dei Vescovi. I risultati sembra siano stati positivi. Azzardo un’idea. Perché nel tempo che ci separa dal Sinodo non si tenta di organizzare a livello parrocchiale o a livello comunale qualcosa di simile anche nella nostra diocesi?
Per il futuro comunque occorre ripensare la pastorale giovanile che deve avere come obiettivo il dialogo con tutti i giovani indipendentemente dalla loro estrazione sociale, formazione culturale e fede religiosa. I giovani oggi vogliono essere ascoltati ed essere protagonisti e non oggetto passivo dell’azione pastorale. Essi non amano tanto discutere ma vivere esperienze forti, capaci di lasciare un segno nella loro vita
I pastori e gli educatori, a loro volta, devono essere attenti a non trasmettere segnali di pessimismo o previsioni catastrofiche, ma instillare fiducia nelle loro capacità e certezza nell’aiuto della grazia divina.
E’ necessario inoltre riattivare il rapporto adulti-giovani, che oggi sembra essere in crisi, considerando le due generazioni non separate o in contrasto, bensì elementi di una grande catena del sapere e dell’esperienza cristiana ed umana.
Il Papa, a conclusione del documento, prega perché “tutti giovani del mondo [...] con coraggio prendano in mano la loro vita, mirino alle cose più belle e più profonde e conservino sempre un cuore libero” (Preghiera per il Sinodo, n. 214).


*FOTO DEL GIORNO* di Fernando Pero "Passeggiando nel bosco"

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