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Sulla questione del Centro storico di Gallipoli, deserto nel periodo invernale, il Presidente dell’Associazione Commercianti e Imprenditori, Matteo Spada, afferma: “Invece di proteggere, stimolare e tutelare le attività di un certo tipo, vengono bloccate sul nascere”.
Dichiarazione del Presidente Matteo Spada:


C’è una certa controtendenza del Centro storico di Gallipoli in questo periodo dell’anno rispetto agli altri Centri storici, che è tristemente noto a tutti: è infatti completamente deserto.
Sicuramente, la pesante limitazione attuale, soprattutto riguardante il non rilascio delle autorizzazioni per nuove aperture, è assolutamente sbagliata. Sarebbe opportuno invece verificare caso per caso, l’esistenza o meno di determinati requisiti che consentirebbero alle attività di rimanere aperte. Ad esempio, anche per le sale interne dei locali bisognerebbe istituire la regola di una metratura minima per poter svolgere tranquillamente un servizio interno, facendo quindi leva su criteri qualitativi e non meramente quantitativi.
Siamo quindi contrari alla scelta di una chiusura avvenuta in passato e che potrebbe essere tranquillamente ridiscussa oggi, perché è un freno importante allo sviluppo di nuove attività.
Vi è dunque ad oggi una forte necessità di riformare il regolamento per quanto riguarda il comparto commerciale (con particolare riferimento appunto al centro storico), inserendo possibilmente delle variabili per ottenere la Scia o per l’utilizzazione stagionale del suolo pubblico e non escludendo invece del tutto la possibilità di nuove aperture a priori.
L’assurdo infatti che si è verificato oggi, è che si stava di fatto impedendo l’apertura di un’attività di ristorazione che si esprime tutta all’interno dei locali e che, data la portata dell’investimento (che è tangibile e di una certa portata), garantirà senza dubbio l’apertura per 365 giorni all’anno e l’occupazione di un notevole numero di persone.
E’ mai possibile creare un regolamento che genera questo tipo di anomalie e corti circuiti? Considerando poi soprattutto che la cultura e l’arte culinaria di cui noi gallipolini rappresentiamo l’eccellenza (sia del territorio salentino ma anche in tutta Italia), è uno dei massimi fattori di competitività in un mercato sempre più agguerrito. Un ottimo ristorante è infatti quasi sempre un motivo in più per visitare una città già bella di suo come la nostra. Bene, ma c’è bisogno di nuove regole che possano innescare un circolo virtuoso e che possano anche lasciare mani libere a chi voglia investire (anche importanti somme). Questo andrebbe sicuramente a riqualificare il nostro centro storico e l’offerta in generale (commerciale e di ristorazione) che la città offre ai suoi visitatori.
Tra le altri limitazioni attuali, c’è infine l’impossibilità per l’imprenditore di poter destagionalizzare il proprio fatturato e la propria attività, perché al momento non è prevista la possibilità per le strutture di offrire riparo alle persone; cosa questa che invece, stranamente, non accade in altri Comuni salentini come ad esempio Maglie, dove un’attività ben nota all’interno del centro storico riesce ad offrire ai propri clienti un riparo dove poter consumare la propria ordinazione al coperto ed in completa tranquillità. Se questo avvenisse anche a Gallipoli, allora si potrebbe iniziare davvero a parlare di destagionalizzazione. Per questo, già da metà gennaio noi dell’Associazione Commercianti e imprenditori avvieremo delle riunioni monotematiche con tutti i soci, volte a preparare tutta una serie di proposte al fine di innovare il regolamento dell’occupazione del suolo pubblico ed il regolamento commerciale in generale, invitando poi gli amministratori a cogliere le criticità sperimentate dagli operatori e che cercheremo insieme di superare, con un regolamento che sia condiviso da entrambe le parti. L’obiettivo finale sarà quello di ideare insieme un piano d’azione, volto a superare l’ingessatura della Sovrintenza alle Belle arti della Provincia di Lecce riguardante l’obbligo di occupare solo in maniera temporanea il suolo pubblico nel centro storico, cioè dal 30 marzo al 30 novembre. Perché, di fatto, noi non possiamo occupare il suolo pubblico tutto l’anno e non possiamo neppure utilizzare strutture come dehor, magari anche pagando al Comune l’affitto o il canone, per incentivare l’utilizzo in un momento in cui la città ne ha più bisogno per attirare visitare e turisti e superare queste ingessature che subiamo senza opporci. Cosa che invece è avvenuta ad Otranto, dove, dopo vari ricorsi, l’Amministrazione comunale nell’interesse del privato ha infine vinto. E’ infatti assurdo che in altri periodi siano permessi carichi assurdi di strutture nel centro storico; mentre in inverno, nel periodo in cui lo stesso centro storico si svuota, non siano invece ritenute tollerabili”.


*FOTO DEL GIORNO* di Fernando Pero "E' tempo di preghiera"

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