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Si chiamano «dimissioni ospedaliere protette» (Dop) e sono oggetto del corso Ecm (educazione continua in medicina), della durata di 2 giorni, che la Asl di Lecce ha organizzato presso il Polo didattico con inizio da questa mattina 7 novembre alle 8,30.


Le figure professionali che partecipano al corso – fa sapere l’azienda sanitaria - sono quelle che si collocano nei “punti chiave” dei percorsi di cura ed assistenza col coinvolgimento di tutti i Presidi Ospedalieri, Distretti Socio-Sanitari, Dipartimento di Riabilitazione, Ambiti territoriali dei Comuni della provincia.
Dimissioni protette vuol dire accompagnare i pazienti lungo l’intero percorso terapeutico, dall’ospedale a casa oppure verso la rete residenziale dei servizi socio-sanitari.
Alle Dop la direzione generale della Asl lavora da tempo. Un impegno frutto della collaborazione con la professoressa Maria Angela Becchi, docente di Medicina di Comunità e Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina di Comunità e Cure Primarie, Università di Modena e Reggio Emilia.
Una collaborazione che ha portato all’organizzazione del Corso di formazione dal titolo: “La presa in carico del paziente nella rete integrata dei servizi socio-sanitari. Le Dimissioni Ospedaliere Protette e l’accesso ai servizi territoriali”.
Al corso partecipano 60 operatori per volta e viene replicato in quattro edizioni, con inizio da oggi.
1^ Edizione 7-8 novembre 2016 (ore 8,30-18)
2^ Edizione 9-10 novembre 2016 (ore 8,30-18)
3^ Edizione 21-22 novembre 2016 (ore 8,30-18)
4^ Edizione 23-24 novembre 2016 (ore 8,30-18)

Il direttore generale, Silvana Melli, ha fortemente voluto questo corso di formazione per superare le criticità nell’applicazione delle normative regionali e le conseguenti ricadute negative nella presa in carico dei pazienti complessi/fragili che transitano tra ospedale e territorio. Di qui la necessità di un continuo colloquio tra le diverse strutture, con l’obiettivo di puntare al cambiamento e all’innovazione.
La Dop si rivolge in modo particolare alle persone fragili, in procinto di dimissione verso il domicilio o strutture residenziali. Si tratta di studiare e realizzare un percorso socio-assistenziale in grado di assicurare la continuità delle cure alle persone "a rischio” per le condizioni cliniche precarie o per la mancanza di un adeguato supporto di reti sociali e, a volte, per inadeguatezza socio-economica.
Capita spesso che un paziente non può essere dimesso dall’ospedale perché a casa non ha nessuno che lo assista o che gestisca la continuità delle cure.


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